“CORPI” Vito Lella-27/28/29 Ottobre ore 18/22

copertina-fb-copiaGrafica digitale, scultura, pittura, installazione
Da giovedì 27 a sabato 29 OTTOBRE 2016.Apertura ore 18 – 22.

La mostra, che rientra all’interno  del progetto di Spazio Y – Outdoor Project della programmazione di RAW Rome Art Week, presenta opere che ripercorrono un ampio periodo di tempo del lavoro dell’artista Vito Lella. Raccolte in un unico spazio e prima di ogni considerazione interpretativa, esse evidenziano subito l’uso di diversi linguaggi espressivi: dall’installazione di “Stelline” alla scultura di “Ombra”, dalla pittura ad olio di “Imbuto” alla grafica digitale della serie “Corpi”.  Questa diversità deriva dal fatto che a guidare il suo lavoro non è una ricerca linguistica di tipo “verticale”, ma la “necessità urgente” di esprimere un’idea, una visione, un contenuto. Semplificando, vuol dire scegliere tra tutto ciò che è possibile quello che soddisfa la sua ispirazione, senza preoccuparsi troppo di “coerenze stilistiche”. La coerenza, per ciò che lo riguarda, sta nell’ascoltare quello che sente in profondità, trovando il modo di esprimerlo liberamente senza troppe concessioni a formalismi, dottrine estetiche e mode dominanti. L’arte, per Vito Lella, è dentro di noi, fuori ci sono le opere.  Essere artisti è prima di tutto un modo di pensare.

Ciò che socialmente sarebbe rilevante è il concetto di una creatività diffusa, “democratica”, che liberata dal tecnicismo dell’opera può essere praticata da chiunque e in qualunque modo, senza gerarchie. Il resto lo fa il mercato. Secondo l’artista, tra le tante funzioni che il sistema dell’arte dovrebbe svolgere, c’è anche quella di diffondere il virus creativo .

Due opere aprono e chiudono questo lungo periodo: “Saitria” del 1987 e “Pozza” del 2016. Una scultura e un’istallazione che come altre opere hanno in comune l’orizzontalità del suolo. Nella prima, una figura acefala e grottesca si immerge e riaffiora in superfice, la seconda ospita la pozza della sete. Il suolo, il confine tra il sopra e il sotto, un margine, la pelle. È il luogo privilegiato dalla vita. Nella serie “Corpi” la superfice, la pelle, si colora, si modella, si ferisce….Anch’essi acefali, senza nomi, universali, emergono dal fondo misteriosi, inquietanti e sensuali.
Aleggia in tutte le opere un simbolismo a volte velato di ironia. Opere come “Croce”, “Filo d’erba”, ”Centro” per citarne alcune, sono ponti che collegano le sembianze della natura a luoghi invisibili, mentali radicati nell’inconscio collettivo. In “Stelline” il fondo del mare si stende sulla superfice del pavimento, con semplicità e ingenua ironia: sconfinamenti di oggetti e luoghi precodificati della nostra coscienza che si caricano di nuovi significati, soggettivi e poetici.

Basta inclinare la testa da un lato e la percezione del mondo cambia. La semplicità, come nel gesto di mettere in linea ogni elemento di “Filo d’erba” o di ordinare oggetti banali della serie di “Bottiglie”, “Imbuti” e “Forchette”, si esprime in composizioni elementari, quasi primitive. Un processo regressivo che conduce al gioco del bambino e al pensiero magico, ovvero, la convinzione che sia sufficiente l’imitazione del reale affinché le cose della fantasia diventino realtà. È quello che succede in “Prato” o in “Centro” dove ho modellato un orecchio per ascoltare la gravità dell’universo fisico e non solo.

Nei disegni digitali, pensati più come progetti da sviluppare che lavori definitivi, la fotografia gioca un ruolo fondamentale. Non è tanto importante il soggetto che essa rappresenta, ma la sua natura oggettiva, il fatto che l’immagine venga comunque da “fuori”, con la stessa durezza di un oggetto fisico freddo e inanimato. Ed è proprio questa sensazione di trovarsi davanti “all’altro” ad accendere il gesto creativo in tutta la sua soggettività. Manipolare forme e colori di una foto è vivere l’illusione di mescolare queste due dimensioni, oggetto e soggetto, così distanti. Il tentativo fallito e proprio per questo poetico, di rendere fisico ciò che non lo è e viceversa. Nelle foto/pitture, “Imbuto” o “Ritratto”… la pittura riproduce totalmente o in parte la foto sottostante, con il risultato di un’immagine linguisticamente ibrida. Non più pittura né fotografia ma solo una percezione diversa per entrambe.

NOTE BIOGRAFICHE E CURRICULUM

Vito Lella nasce a Foggia il 3 dicembre del 1953.
Dopo aver conseguito il diploma di geometra, si iscrive all‘Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove si diploma nel 1978. Attualmente è docente di “Arte e Immagine” nell’ I.C. “Via F. Gentile, 40” Roma

Tra le numerose mostre collettive e personali, le più importanti sono:

Galleria comunale “Sala Grigia”, Foggia 1973
“Biblioteca Provinciale”, Foggia 1978
“Expo Arte”, Bari 1980
“Laboratorio Arti Visive”, Foggia 1980
Galleria “Studio Carrieri”, Martina Franca (TA) 1980
“Expo Arte”, Bari 1981
“CSOA Forte Prenestino”, Roma 1985
Caffetteria dell’Università “La sapienza” Roma 1986
“Magazzini Generali”, Ostia 1987
“Plexus”, Gavoi (NU)1987 “Casa Museo”, Ravenna 2010 “Trait D’Union”, “Observatorio del Arte”, Bilbao 2012

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